Quando un dossier sulla nazionalità incrocia le analisi di un professore di diritto pubblico, di una direttrice di ricerca all’EHESS e di un giornalista indipendente specializzato su Mayotte, siamo lontani dal commento giuridico classico. È precisamente questo il terreno che occupa la rivista Délibérée sin dal suo lancio nel 2017: trattare il diritto e la giustizia come questioni politiche, non come oggetti tecnici riservati agli addetti ai lavori.
Délibérée e il Sindacato della magistratura: una coedizione che orienta la linea editoriale
La rivista è sostenuta dal Sindacato della magistratura e coedita dalle edizioni La Découverte. Questo doppio ancoraggio fissa la rotta: una posizione critica assunta, combinata con una distribuzione in libreria che poche riviste militanti ottengono.
Il comitato di redazione mescola magistrati impegnati, sociologi, storici, avvocati, psichiatri e attivisti associativi. Questa composizione si ritrova in ogni numero. Gli archivi accessibili su il sito revuedeliberee.org permettono di verificare la diversità dei contributori mobilitati da un dossier all’altro.
Il incrocio sistematico degli sguardi tra praticanti e ricercatori distingue Délibérée dalle riviste giuridiche universitarie. Un articolo sui regimi probatori può affiancarsi alla testimonianza di un utente del sistema giudiziario, senza che l’uno prevalga sull’altro.

Anatomia di un numero: dossier tematico, variazioni e cronache
Aprire un numero di Délibérée significa prima di tutto imbattersi in un editoriale, poi nel dossier principale. Questa architettura, ricorrente, traduce una chiara scelta editoriale.
- Il dossier tematico raccoglie diversi articoli che affrontano lo stesso argomento da angolazioni diverse, collegando questioni di giustizia e questioni sociali.
- La sezione variazioni accoglie contributi al di fuori del tema principale, riguardanti l’attualità giuridica o riflessioni trasversali sul diritto.
- Cronache regolari, tra cui la rubrica “giustizia ovunque”, documentano battaglie giudiziarie concrete, a volte in diretto collegamento con il dossier del numero.
Il numero 24, pubblicato a marzo 2025, funge da buon esempio. Il suo dossier esplora la nazionalità sotto diverse sfaccettature: il ruolo dei giudici, la denaturalizzazione sotto Vichy (a cura di Claire Zalc, direttrice di ricerca all’EHESS), le pratiche differenziate tra l’Hexagone e Mayotte, o ancora i pregiudizi di genere nel diritto della nazionalità.
Il numero 25, datato agosto 2025, affronta a fondo il tema della disabilità e del validismo nell’istituzione giudiziaria. La posizione delle persone con disabilità come soggetti di diritto, le esigenze specifiche in carcere, la gestione della disabilità tra gli agenti della magistratura: lo spettro coperto è ampio.
Sofferenza sul lavoro e critica istituzionale: i dossier meno mediatici di Délibérée
Si conosce soprattutto Délibérée per i suoi grandi dossier sulla nazionalità, le pene o i malfunzionamenti giudiziari. La rivista esplora anche temi che raramente fanno notizia.
Il numero 28, intitolato “Morti sul lavoro, Giustizia in sofferenza”, mette le condizioni di lavoro nell’istituzione giudiziaria al centro dell’analisi. La scelta è coerente con le rivendicazioni portate da lungo tempo dal Sindacato della magistratura sulla carico di lavoro e le risorse allocate alla giustizia.
Questo tipo di dossier va oltre il commento del diritto applicabile. La rivista interroga il funzionamento interno dell’istituzione, anche quando il tema tocca direttamente i propri contributori. Délibérée tratta la giustizia anche come un luogo di lavoro, non solo come un servizio reso ai cittadini.
Far circolare i dossier oltre il lettorato specializzato
Per una rivista che esce tre volte l’anno e si appoggia a un sindacato professionale, la capacità di irrigare la stampa generalista condiziona l’influenza sul dibattito pubblico. La rivista lavora attivamente sui suoi canali mediatici attorno a ogni numero.
Pubblicazioni online, al di fuori del calendario di uscita classico, permettono di raggiungere un lettorato che non frequenta le librerie giuridiche. Questa strategia prolunga la vita dei dossier ben oltre la loro uscita cartacea.

Perché leggere Délibérée quando non si è giuristi
Una rivista coedita da La Découverte e animata da un sindacato di magistrati può sembrare riservata ai professionisti del diritto. In pratica, la rivista si rivolge a chiunque sia interessato ai rapporti tra giustizia e società.
I dossier sulla nazionalità, la disabilità o la sofferenza sul lavoro nella giustizia non richiedono una formazione giuridica. Gli articoli di inquadramento pongono i termini del dibattito. I contributi di sociologi e storici forniscono una contestualizzazione accessibile.
Ciò che rende la rivista utile per un lettore non specialista è il suo metodo: ogni dossier parte da un problema concreto prima di risalire all’analisi giuridica. Si entra attraverso la situazione vissuta (un genitore non vedente di fronte all’assistenza sociale per l’infanzia, uno straniero la cui naturalizzazione è contestata), per poi scoprire il quadro legale che produce questa situazione.
Dal 2017, la pubblicazione rimane regolare con tre numeri all’anno. Ogni consegna rappresenta un volume consistente di articoli e contributi inediti. Per chi segue i dibattiti sullo stato della giustizia in Francia, le condizioni di lavoro dei magistrati o le politiche penali, Délibérée rimane una delle poche pubblicazioni che articola critica istituzionale, ricerca accademica e voce delle persone direttamente interessate dalle decisioni di giustizia.



